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Padre Beniamino



Banda di Palmoli - 1930

Storia

Cenni storici di P. Beniamino Maurizio

Alla luce di alcuni ritrovamenti venuti fuori da piccoli sondaggi a cura della Sovrintendenza Archeologica di Chieti nel 20/IV/95, bisogna dire che la vicenda storica di Palmoli parte da molto lontano.

Periodo neolitico

Un’ascia di pietra levigata ritrovata non si sa come nella zona di Montefreddo, di Palmoli, e conservata nel Museo Archeologico di Chieti, ci accerta della presenza dell’uomo nel territorio già dal Periodo Neolitico, vale a dire dai 10.000 a 5.000 anni fa

Periodo frentano

Palmoli nei monti dei Frentani, fece parte anticamente della regione di cui parla Plinio nella sua Nat. Hist..

Fu terra di ville romane di pendio, sia sul versante del Trigno che sul versante del Treste, indiziate da grandi aree di cocciame, di olle, anfore e tasselli bianchi e neri di mosaico.

Longobardi (568-774)

Con l’invasione longobarda (seconda metà del sec. VI) i nativi furono vinti e sottomessi a dura schiavitù per lungo tempo. A questo periodo è da riferirsi l’Abbazia di S. Grimaldo che, dopo il mille, diventerà S. Romualdo di S. Grimaldo sul fiume Treste. I longobardi, una volta convertiti al Cristianesimo, favorirono il sorgere di molti monasteri dell’Ordine di S. Benedetto, di cui è testimonianza anche la  Contrada S. Benedetto in Palmoli.

Normanni (911-1189)

Dietro le scorrerie degli Ungari, dei Saraceni, degli stessi Normanni, dietro la paura del brigantaggio, i vari vicus disseminati nel territorio vanno pian piano scomparendo e la gente si arrocca sull’altura di Monteverde. Sorge il Castello nella sua forma originaria di torre d’avvistamento (1095) a strapiombo sulla Selva: come baluardo a difesa dei primi accorsi al termine di quella ch’è la potente Contea di Monteodorisio dai 17 castelli, di cui uno è Palmoli.

Nell’anno 1115 Palmularum era feudo di Riccardo Grandinati (di Fresa), che lo teneva da Giozzellino, conte di Lauretello, e lo disse Feudo di due soldati a cavallo e pare perciò popolato di 48 capi famiglia.

Guelfi e Ghibellini (a. 1267)

“Essendosi nell’anno 1267, i cittadini di Dogliola, alleati coi Ghibellini, nemici del regno, ribellati all’Abbate di S. Angelo in Cornacchiano in tenimento di Fresa, questi ricorse ai cittadini di Palmoli, castello confinante con Dogliola e di parte Guelfa; i quali dopo aver combattuto e debellato quei di Dogliola, restituirono

Questo Castello all’Abbate. Costui per gratitudine verso quei di Palmoli, concesse ai palmolini, il jus di pascere, acquare e legnare anche alberi fruttiferi e pernottare nel territorio di Dogliola.

 

Nel 1939, dopo una lunga lotta con Luigi D’Angiò e i suoi sostenitori, Re Ladislao, figlio di Carlo III di Durazzo, divenne padrone assoluto del Regno di Napoli. Ambizioso e lascivo, egli, allo scopo di cattivarsi il favore dei sudditi, concesse varie agevolazioni alle terre abruzzesi, tra le quali la Contea di Manoppello e S. Valentino, la città di Vasto.

Anche Palmoli ne ebbe qualche beneficio. Sotto il suo regno infatti e, a quanto sembra, feudatario Simone IV di Sangro, in data 25 gennaio 1401 Palmoli ebbe la sua “Costituzione”.

Nell’anno 1421 Palmalori passa in mano a Marino I della famiglia Caracciolo di Napoli, figlio di Bernardo e Antonietta Zurlo, che, al tempo della regina Giovanna II, fu governatore di Bari.

Nel 1492Alfonso di Sangro nomina un nuovo abate, Giorgio di Palmori e tale atto si conserva nell’archivio della diocesi di Vasto.

Dal 1733 al 1751 Palmoli è sotto la signoria di Don Domenico Severino, marchese di Gagliati e di S. Giuliano.

Con la pace di Vienna (1738) il Regno di Napoli fu assegnato a Don Carlos di Borbone.

Con l’abolizione della Feudalità e dei Fedecommessi del Regno di Napoli nel 2 agosto 1806 da parte di Giuseppe Bonaparte, le università diventano Comuni e questi con i feudatari sono chiamati ad attenersi alle disposizioni legislative francesi del 1806-1815, completate dalle leggi della Restaurazione borbonica.

Con Giuseppe Bonaparte e Murat (1808-1815), Palmoli fa parte del Regno di Napoli.

Col Plebiscito del 26 dicembre 1860 nel Regno di Napoli, Palmoli come i rimanenti paesi passa a far parte del Regno d’Italia. Le votazioni del 21 ottobre 1860, per Palmoli dettero questo esito: elettori iscritti 744, votanti 411, favorevoli 381, contrari 30.

Il 17 ottobre 1938, con la consegna del Palazzo Marchesale al Comune, in una giornata di soffusa tristezza, si spegne la Famiglia Severino Longo Tortora Brayda Befana, “senza eredi e ereditieri”, dopo circa quattrocento anni di presenza che hanno dato a Palmoli lustro e risonanza