
Il Castello
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Museo di Palmoli - clicca per vedere le foto del museo
Il castello baronale di Palmoli è il monumento civico più suggestivo e significativo di tutto il territorio e basterebbe, da solo, a dare lustro e rilevanza al paese. Un’impressionante rassomiglianza – da lontano – lo accosta a quello di Montesarchio nel beneventano, ma – da vicino – differisce di molto. L’attuale agglomerato urbano è sorto su quello ch’era ed è Monteverde, il monte di Palmoli, attorno al castello medioevale, comunemente detto “lu Turrujon”. Intorno all’anno mille, in seguito alle scorrerie degli Ungari, Saraceni, Normanni, la gente sparsa nei vari “vicus o villae” della campagna, di cui restano nomi e tracce, non si sentiva più sicura e cominciò ad arrocarsi sul monte, vicino alla torre, rilevatasi subito un bastione di difesa. Il Castello di Palmoli, dunque ha origini remotissime. |
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Bisogna distinguere quello antichissimo – una torre di avvistamento – e l’attuale in tutta la sua importanza. Il Primo Castello, secondo la tradizione popolare, al dire dell’Ing. Silvino Cieri, fu costruito nel 1095 da Pandulfo di Sangro, dei Conti di Monteodorisio, un ramo |
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dei Marsi, parenti di Carlomagno. Il secondo, l’attuale, ha dovuto conoscere almeno tre fasi di costruzione ed ampliamento: la prima fase, probabilmente al periodo Svevo-angioino, con la “motta” su cui sorgevano comunemente i castelli, con la torre cilindrica centrale e i merli guelfi, con la cosiddetta “scarpa” dodecagonale, il passetto di raccordo con l’appartamento del signore e le stanze della servitù, la cisterna dell’acqua, il fondaco per le provviste, le stalle, la cantina, la corte recinta di mura con feritoie, il pozzo, il probabile fossato (lu foss’) con ponte levatoio, l’arco e la torretta del Revellino (comun. Del Ribellino); la seconda fase , come è rilevabile da una data in numeri romani (MCD), sopra la vetrata chiusa della banca e da una lettera del Marchese, del periodo D’Angiò- Durazzo: costruzione del Palazzo Marchesale(o meglio Baronale), ora sede della Cassa di Risparmio di Chieti, dei vari uffici del Comune con Salam Consiliare, delle Poste, del magazzino comunale, della Pescheria; la terza fase, del periodo Borbonico: costruzione della Cappella Marchesale di San Carlo, edificata da Camillo Severino, Marchese di Gagliati e Barone di Palmoli, nel 1772, come si rileva dalla lapide in pietra sulla porta d’essa cappella. |
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Nel 1922 la Torre e parte del Palazzo vengono adibiti ad abitazione delle Suore e sede dell’asilo infantile San Valentino. E’ così fino alla costruzione del nuovo asilo nella zona di San Nicola. Il 16 aprile 1928, tutto il complesso è dichiarato Monumento nazionale. Nel primo restauro degli anni ’30, la vera merlatura del Torrione viene demolita, perché pericolante, e la torre e il l oggiato vengono coperti con un tetto spiovente a tegole, a testimonianza del Parroco Don l. Pauluzzi. In data 17 novembre 1938, il Castello col Palazzo Marchesale è consegnato al Comune e viene adibito, oltrechè a sede dell’Asilo, anche per le scuole elementari e medie, e come Casa Comunale e Ufficio Postale. Il secondo restauro ha luogo negli anni 1947-50 da parte del genio civile di Chieti sotto la direzione dell’Ing capo Nasini, il quale fa demolire i tetti e ricostruire i merli della torre e il parapetto del loggiato in laterizi. Un terzo restauro – esterno – della Torre e parte del recinto – il più completo e adeguato – è opera degli anni 1993/94, sotto la direzione della Sopraintendenza ai monumenti, cui segue la sistemazione del portale e del portone d’ingresso, della piazza antistante il palazzo. Ora la Torre accoglie di nuovo il Museo; il Palazzo Marchesale è adibito a sede del Comune con tutti i suoi uffici, della Cassa di Risparmio di Chieti, della Biblioteca Comunale, dell’ufficio postale e della pescheria. |
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